Ieri mi è capitato di ascoltare il TG1 all’ora di pranzo, aperto dalla notizia dell’incidente ferroviario sulla Circumvesuviana.
La cronista in collegamento da Napoli, dopo aver fatto un breve riassunto dell’accaduto, ha dato la parola alla responsabile del 118; e questa, per prima cosa, ha tenuto a precisare che la situazione drammatica aveva confermato “che le procedure predisposte e messe in atto dall’azienda USL funzionano”.
Poco dopo di lei, un funzionario delle ferrovie ha espresso il cordoglio suo e dell’azienda “per la morte del nostro utente”.
Quanto ci ha avvelenati questa lingua finta, burocratica e aziendale insieme, buona al massimo a pararci formalmente il culo, ma squallida e inservibile quando si tratta di parlarsi fra persone?
“Chi parla male pensa male e vive male”, ma ha lo stesso effetto anche su chi lo ascolta.




