Negli ultimi dieci anni ho partecipato alla messa online di alcune centinaia di siti, e, se c’è una cosa che mi ha sempre meravigliata (e continua ancora oggi a stupirmi) è quanto viene drammaticamente sottovalutata l’importanza dei contenuti.
È relativamente semplice convincere le aziende e gli enti a spendere per un CMS raffinato o per un progetto grafico “originale” (possibilmente con animazioni ed effetti speciali); ma, quando si tratta dei contenuti da versare dentro a questa confezione accuratamente preparata, si pensa sia sufficiente copincollare l’ultima brochure, o – peggio – aggiungere ai “documenti da scaricare” una prolissa carta dei servizi.
Quando parlo di “contenuti”, penso innanzitutto ai testi: quelli “principali”, che cioè occupano il corpo della pagina, sono spesso trascurati, punteggiati qua e là di errori, pesanti o inutilmente enfatici; e ancora peggio se la cavano i “testi funzionali”, cioè voci di menu, pulsanti, messaggi di errore, istruzioni per la compilazione di un form.
Come scrive Kristina Halvorson, autrice di Content Strategy for the Web (anche in versione Kindle
), le persone restano (e tornano) su un sito solo se trovano contenuti utili e usabili: a nessuno (se non ai concorrenti di chi ha realizzato il sito) importa granché di guardare il video autopromozionale, l’effetto animato originale, o il sottofondo emozionale. Al contrario, una descrizione dettagliata di un prodotto, orari e termini di servizio chiaramente leggibili, una risposta che risolve un problema di utilizzo, sono contenuti che contribuiscono al raggiungimento di obiettivi reali: vendere, farsi trovare, assistere il cliente dopo l’acquisto.
Progettare attentamente i contenuti – alla luce dei propri obiettivi aziendali e del tipo di destinatari a cui ci si vuole rivolgere – deve quindi essere una priorità, non il lavoro delle ultime due settimane prima di andare online. E la progettazione non termina con fase di preparazione che precede la messa online, ma deve prevedere l’intero ciclo di vita dei contenuti dopo la pubblicazione: ogni quanto tempo dovremo rivederli? quando saranno da eliminare o archiviare? cosa ne condiziona l’attualità?
I buoni contenuti sono fondamentali anche per farsi trovare sui motori di ricerca, e per dimostrarvelo vi porterò un piccolo, curioso esempio.
Avete presente quanti siti e portali di fotografia ci sono online? Solo in italiano, decine di milioni di pagine. Più di dieci anni fa, quando iniziai a giocare con l’HTML, creai un piccolo sito dedicato alla fotografia, e ci misi dentro quello che avevo imparato (molti anni prima) a un corso. Le pagine sono rimaste in un angolo del vecchio dominio di Artifex (la nostra prima società), e in questi undici anni non le ho più modificate, né mi risulta che qualcuno le abbia mai linkate.
Ebbene, quelle pagine risultano in prima posizione su Google per le ricerche fatte con parole chiave che, a prima vista, non avrei mai considerato “avvicinabili”:
http://www.google.com/search?q=fare+fotografie
http://www.google.com/search?q=imparare+a+fare+foto
http://www.google.com/search?q=imparare+la+fotografia
http://www.google.com/search?q=come+imparare+a+fare+le+foto
http://www.google.com/search?q=fotografare+persone
http://www.google.com/search?q=occhio+fotografico
Buffo, no? Una ventina di pagine, scritte con cura in HTML che più base non si può, e lasciate in pasto agli spider di Google, senza preoccuparsi minimamente di spammarle in giro, perché con tutti i miei amici e conoscenti molto più bravi di me con l’obiettivo fotografico, non mi sognerei mai di dare lezioni su come scegliere e inquadrare un soggetto..
Ma sulla priorità dei contenuti mi sento tranquilla a dare consigli: investite prima sulla sostanza, e solo dopo pensate a come confezionarla.





Grande Alessandra!
Un ottimo post dii cui condivido tutto, come ci siamo già detti (e scritti). Kristina Halvorson dice esplicitamente “Do less, not more”. Pochi testi, chiari, fatti bene, leggibili. Eccitati dalle potenzialità immense offerte dal Web, social media in primis, appare un concetto rivoluzionario. Forse è proprio così.
come dice gluca [mini]marketing, common sense is the new revolution
Gran bel post. Grazie davvero.
Sottoscrivo integralmente il contenuto di questo post, di cui ti ringrazio.
Lavoro da vent’anni nella comunicazione, e da qualcuno anche sul web.
Scrivo da sempre, per lavoro e per passione, e anch’io sono sempre più meravigliata dello scarso valore che ancora oggi si attribuisce ai testi e, quindi, ai contenuti.
Eppure sono in tanti, molto più autorevoli di me, a dire che oggi i contenuti sono la vera risorsa spendibile e utile in rete. Speriamo che arrivi l’epoca in cui non saranno più considerati “ingombri” nelle gabbie grafiche!
Anna Maria, io negli anni sono arrivata a sostenere che sono le gabbie grafiche ad essere il più delle volte un ingombro
Dopo aver girato un po’ per tuo sito, che é assolutamente affascinante per chi, come me, si sta appena affacciando ad un mondo quasi sconosciuto, ho trovato questo e ho capito molto, sarà anche Common Sense, ma..complimenti per la chiarezza e per la competenza con cui parli, e grazie per condividerli