QR code: l’evoluzione del codice a barre

Sintetizzare una gran quantità di informazioni in un simbolo grafico, che si possa stampare e leggere con attrezzature poco costose, significa poter automatizzare un gran numero di operazioni, e diminuire la possibilità di errore in situazioni critiche quali lo smistamento di merci, la distribuzione di farmaci, o anche solo il calcolo dello scontrino alle casse del supermercato.

Questo è stato il motivo del successo pressoché universale dei codici a barre, che da decenni vengono usati per etichettare prodotti e oggetti di ogni tipo.

Di recente, il concetto dei codici a barre si è evoluto, e sono nati nuovi sistemi di codifica, non più unidimensionali, ma bidimensionali: fra questi, il più diffuso è il sistema dei QR code, ancora poco conosciuto in Italia, ma già molto usato altrove, soprattutto in Giappone.

Negli ultimi mesi si sono visti anche da noi alcuni esempi di uso dei QR code in pubblicità (annunci contenenti un codice, che, letto con uno smartphone, rimandava al sito del prodotto o del servizio) e in editoria (il settimanale Panorama per alcune settimane ha inserito nei propri articoli un QR code col link agli approfondimenti online).

In questo video, ripreso durante un evento-Ignite svoltosi a Ravenna nei mesi scorsi, spiego in breve l’ABC dei codici bidimensionali: buona visione!

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