Leo Sorge mi ha scritto, al termine della serie di video sulla Web Content Strategy, alcuni interessanti commenti da cui prendo spunto per fare qualche riflessione su questa prima esperienza. Ringrazio Leo per l’attenzione, e ringrazio naturalmente tutti quelli che nei giorni scorsi hanno guardato i video, commentato i post e diffuso il link.
Come ho detto all’inizio della serie, questo è il mio primo esperimento di videoblogging, e so benissimo di avere molte cose da sistemare e migliorare: ho preferito uscire “imperfetta”, anche per avere dei feedback utili, e “cominciare a fare per imparare“.
Da quel che scrive Leo, ricavo che devo migliorare le mie doti espressive, perché pensavo che si cogliesse bene (anche da parte di un dirigente
) l’ironia della frase “infatti riorganizzare il sito è il classico compito dello stagista”. In origine, la frase era seguita da “e i risultati purtoppo si vedono..”, che ho tagliato in montaggio perché mi sembrava una precisazione superflua (e volevo tagliare ogni secondo di troppo per accorciare i video).
Il tono: sì, quando parlo e anche quando faccio formazione spesso uso il registro dell’ironia e dell’informale, anzi ai miei occhi i video nel loro complesso sono molto più “formali” del mio standard. Può piacere o non piacere, per alcuni magari è un ostacolo, ma per molti – in base alla mia esperienza diretta – è una facilitazione e un aiuto a “entrare” in argomento e demolire alcune barriere all’ascolto.
Certo, un conto è essere in aula, dove molte cose si possono modulare e correggere direttamente, e un conto è preparare un video che viene visto “a distanza”: in video, ancor più che nella scrittura, “trovare la propria voce” è un processo in continua evoluzione.
Visite e visitatori: secondo me i numeri del terzo video sono un baco di YouTube. I video li ho pubblicati tutti insieme nel weekend tenendoli “nascosti”, cioè non uscivano nelle ricerche e nel mio canale, e li ho resi “pubblici” uno alla volta via via che uscivano i post, ma, fin dal primo giorno, il terzo video risultava avere tante visite quante il primo (nonostante poi, negli insights, di queste visite si perdesse traccia). Secondo me, banalmente, ci deve essere stata una casuale riattribuzione di un codice già usato da un altro video, a cui sono state “regalate” un centinaio di visualizzazioni “perse” da qualcun altro.
Ciò detto, sono anch’io convinta che il grosso dei miei follower sia costituito da amici e relazioni costruite sui social network, e che i “possibili futuri clienti” siano in minoranza; tuttavia, sto ricevendo segnali incoraggianti in questo senso, comprese un paio di proposte di collaborazione arrivate proprio in questi giorni, e ho qualche idea su come allargare il mio seguito verso direzioni più “market-oriented”.
Per caso stai scrivendo un libro?
![]()
No, o perlomeno non ancora
Sto però iniziando a raccogliere i post migliori di Common Sense Dispenser, per farne un e-book da regalare alla fine del primo anno. Consigli?






L’elogio dell’imperfezione “formale”, che nel tuo caso imperfezione non è, è comunque d’obbligo. Ai tuo alti livelli di comunicazione e di sviluppo del testo, la ricerca della “perfezione” sarebbe un inutile spreco di tempo.
Alternare il registro serio a quello ironico richiede che sia esplicito il passaggio dall’uno all’altro, soprattutto in 4-5 minuti.
Consigli su un e-book? Valanghe… no, no e no, almeno finché non vedo un bel post “progettuale”! Sempre IMVHO e pronto alla compagnia del grande capo indiano Estiqatsi B-D