Ricevo via LinkedIn da Valeria Maltoni l’invito a partecipare, insieme ad altri, a una discussione online su uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi fra chi si occupa di digital marketing:

Le aziende possono/devono esternalizzare la propria presenza nei social media? Perché? Perché no? Per chi sostiene di sì, chi può/deve gestire in outsourcing i social media di un’azienda? Web agency, PR agency, branding agency?


Premetto subito che a mio parere la portata dei social media va molto al di là del marketing e della comunicazione. Appiattire le piramidi, velocizzare scambi e feedback, gestire in modo diretto e funzionale l’assistenza, sono istanze che coinvolgono non solo il settore marketing, ma anche le risorse umane, la Ricerca e Sviluppo, la produzione e l’assistenza clienti.

Gli strumenti che per brevità raggruppiamo sotto il nome di social media significano maggiori connessioni, accelerazione degli scambi, abbattimento delle barriere, ricercabilità e permanenza dei contenuti: se un’azienda resta fuori da queste dinamiche, è come se rinunciasse a stare dentro alla realtà che cambia.

Quello che serve alle aziende è di maturare una conoscenza e un’abitudine all’uso dei social media; i bravi consulenti esterni aiutano l’azienda a capire la realtà che cambia e a integrarne linguaggi e strumenti nella propria vita quotidiana. Uno sguardo “da fuori” è spesso insostituibile, e la conoscenza di uno specialista permette di non rifare, in proprio, mille errori, permettendo di stare al passo con una realtà in continua evoluzione.

Ma la conversazione quotidiana – si tratti del CEO blog o delle risposte degli addetti all’assistenza alle domande dei clienti – viene inevitabilmente condotta da chi lavora dentro all’azienda; pensare di semplificarsi la vita esternalizzandola (sia pure alla migliore delle social agency) è un’illusione, per giunta pericolosa quando significa togliere risorse che potrebbero essere destinate a cambiamenti più incisivi.

Update: sul tema si sta sviluppando un’interessante discussione su FriendFeed, seguite il link per leggerla.

Update no.2: Valeria Maltoni fa il punto della conversazione in corso sul suo blog Conversation Agent, un lungo e ricchissimo post da non perdere!

3 Responses to Social media: azienda o agenzia?

  1. Valeria Maltoni scrive:

    Grazie per avere continuato la conversazione sul blog e su FriendFeed, Alessandra. Sono d’accordo che e’ un discorso che le aziende devono prepararsi a integrare a tanti livelli. Forse il gruppo marketing e comunicazioni inizia questo scambio, ma le risorse umane, la ricerca e sviluppo, la produzione, l’assistenza clienti devono contribuire e coinvolgersi direttamente.

  2. Alessandra scrive:

    Valeria, grazie a te per lo spunto di discussione.

    E’ molto stimolante confrontarsi su questi temi leggendo le esperienze di persone diverse da quelle con cui – più o meno – converso ogni giorno su FriendFeed, in questo caso tutte le interessanti risposte alla tua “provocazione” su LinkedIn.

    Fra l’altro, la conversazione su FriendFeed mi ha fatto scoprire persone con cui non avevo mai avuto a che fare, ogni tanto la serendipity funziona davvero bene :-)

  3. RiccardoP scrive:

    La conversazione di ieri sera su Friendfeed generata dal tuo post è stata una delle migliori cose della mia settimana. Pareri molto diversi ma tutti molto competenti e motivati, tutti che “trasudavano” passione per il proprio lavoro. Penso che il grande vantaggio dei Social media sia appunto quello di poter parlare con persone valide che fino a 10 minuti prima non conoscevi. E che ti aprono scenari nuovi. Non è poco. ;-)

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