
Non ho scritto né qui né sul mio diario di carta in queste settimane e forse sono ancora troppo arrabbiata per farlo. Il mio stato d’animo è più o meno quello descritto da Giulia Blasi una decina di giorni fa:
La risacca della sconfitta di Harris mi ha lasciato con una tristezza perdurante, seguita da attacchi di rabbia furibonda in cui avrei voglia di spaccare ogni oggetto intorno a me e pure la faccia a qualcuno.
Nel 2016, quando mi ero svegliata pensando di festeggiare Hillary Clinton presidente e invece era l’alba del primo mandato Trump, il trauma era stato più violento e sconcertante perché completamente inaspettato nonostante i tetri presagi della Brexit.
Questa volta sapevo che le elezioni erano in bilico, ma scommettevo sulla speranza, su un progetto positivo che mi sembrava bene incarnato dal ticket Harris-Walz. Forse era tutto un bluff? Me lo chiedo mentre osservo sconcertata il loro silenzio di queste settimane, durante le quali i Dem mi paiono sbalestrati e senza un piano tranne le molto combattive Warren, Ocasio-Cortez e Klobuchar che prendono posizioni, si sbattono per far procedere nomine di giudici finché è possibile, si espongono.
Io voglio un piano, come l’opuscolo sul che fare se arriva la guerra che hanno distribuito in Svezia e in Finlandia: come devo comportarmi? cosa preparare? dove sono i rifugi? Ho trovato una dettagliata guida sulla gestione di gruppi locali di azione contro il trumpismo, un’iniziativa nata nel 2016 e tempestivamente aggiornata ora che i tempi si fanno bui. Sto cercando qualcosa del genere qui, se ne hai notizia fammi sapere, se trovo qualcosa te ne parlerò.
Due giorni dopo le elezioni USA io e l’ingegnere siamo partiti per Trento con l’idea di stare una settimana a lavorare da lì, vedere un po’ Guido e alcuni amici e amiche, andare a camminare su sentieri diversi. È stata una buona idea, avevo bisogno di abbracci e racconti e sentirmi capita senza bisogno di spiegarmi troppo. La maggior parte delle persone a cui voglio bene le vedo una o due volte all’anno quando va bene, una rete estesa ma fatta di nodi radi, persone che spesso non si conoscono fra loro o che è raro incontrare insieme se non durante eventi affollati in cui c’è sempre troppo rumore e troppo poco tempo.
È stato un grande errore far politica solo online in questi anni: mi sono raccontata delle scuse per pigrizia e mi sbagliavo. Ho bisogno di tornare a vedere le persone di persona, stare nella stessa stanza o sulla stessa strada, urlare cucinare ridere ballare da vicino. Ho nostalgia del gruppo scout di mio figlio e di quando cucinavo polpette in cambusa e litigavo ferocemente col caporeparto.
Mi ha fatto bene ascoltare la lunga intervista alla ex sindaca di Barcellona Ada Colau nel podcast Globo. Colau è una politica che viene dall’attivismo, è stata la persona che ha fatto cambiare rotta a Barcellona sulla gestione degli spazi pubblici e dell’overtourism, e dal suo racconto emerge come le regole che il capitalismo estrattivo ci fa sembrare inevitabili e indiscutibili possono invece essere messe in discussione e cambiate a favore di una redistribuzione dei vantaggi e dei pesi.
E questo è un memo per Michele De Pascale, il mio sindaco che adesso diventa presidente della regione Emilia Romagna: ora non è il momento di bloccarsi davanti alla ragionevolezza, al piano regolatore approvato dieci anni fa o alle aspettative consolidate da decenni: siamo in un territorio inesplorato, le regole dobbiamo riscriverle per come servono ora e tenendo a cuore soprattutto chi vivrà questa terra nei prossimi decenni.
Ogni intervista di Globo si conclude con la richiesta di tre consigli, libri, podcast, film o serie televisive; il terzo consiglio di Ada Colau è un invito prezioso, quindi ascolta tutta l’intervista fino alla fine, lo merita.
Dopo la mia newsletter della volta scorsa, alla vigilia delle elezioni USA, un amico mi ha scritto che è sempre bello leggermi, ma per favore non potevo mandare almeno un mezzo messaggio di speranza? Gli ho risposto che comunque ci saremmo divertiti, e che i ragazzi crescono bene, spero che un giorno seppelliranno tutti sti vecchi e ricominceranno da capo. Intanto diamogli una mano.
PS: non mi stancherò mai di ringraziare Ferdinando Cotugno per il lavoro prezioso che fa sempre, e in particolare in questi giorni in cui da Baku ha raccontato COP29 sulla newsletter Areale, per l’occasione diventata quotidiana. Areale e tutto il lavoro di Ferdinando sono resi possibili da Domani, un quotidiano ad altissimo peso specifico (poche pagine, molte notizie e inchieste). Perciò sostenerli con un abbonamento è un’ottima idea; e in questi giorni lo puoi fare per soli 60 euro l’anno, pensaci.
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Domani, un quotidiano ad altissimo peso specifico??????
Si, poche pagine, molte notizie
Il giornale di De Benedetti…